Norme circa il regime amministrativo dei Tribunale Ecclesiastici Regionali italiani e l’attività i patrocinio svolta presso gli stessi

Premessa

La sollecitudine pastorale dei Vescovi italiani verso i fedeli che si rivolgono ai tribunali ecclesiastici regionali per la cause matrimoniali ha suggerito l’opportunità di statuire una più appropriata normativa. Essa ha la finalità di conferire ai Tribunali ecclesiastici regionali una configurazione più precisa e omogenea in ciò che concerne il regime amministrativo, e di venire incontro ai fedeli, rendendo meno oneroso possibile, sotto il profilo delle spese, l’accesso ai Tribunali medesimi e facendo comunque presente l’importanza di sovvenire, anche in questa occasione, alle necessità della Chiesa.
Pertanto la XLI Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana ha deliberato di adottare la seguente disciplina, la quale vale anche per i Tribunali del Vicariato di Roma, fatta salva, in ogni caso, la loro condizione giuridica speciale.

ART. 1.

§1. I tribunali ecclesiastici regionali italiani, costituiti da Papa Pio XI con il M.P. Qua cura dell’8 dicembre 1938, hanno come soggetto di imputazione delle posizioni e dei rapporti attinenti l’attività amministrativa e la gestione economica la Regione ecclesiastica di appartenenza, ente ecclesiastico civilmente riconosciuto.

§2. I tribunali regionali godono di autonomia amministrativa e gestionale, sotto la direzione del rispettivo Vicario giudiziale, il quale agisce di concerto con il Moderatore e a lui risponde. Per tale motivo, la Regione ecclesiastica istituisce, nel quadro del suo bilancio complessivo, un conto distinto per la contabilità riguardante l’attività del Tribunale.

§3. Entro un anno dalla promulgazione della presente normativa, la Conferenza Episcopale regionale approva un Regolamento per il Tribunale di cui è responsabile. Il Regolamento stabilisce le disposizioni amministrative, disciplinari e procedurali necessarie per l’ordinato funzionamento del Tribunale, con speciale riferimento all’esecuzione delle presenti Norme.

ART. 2.

§ 1. I Tribunali regionali sostengono gli oneri relativi alla propria attività con il concorso finanziario della Conferenza Episcopale Italiana e della Regione ecclesiastica di appartenenza, ai sensi delle presenti Norme, nonché con i contributi versati dalle parti a norma del seguente art. 4.

§ 2. I predetti oneri riguardano il personale addetto individuato dalle determinazioni del Consiglio Episcopale Permanente; i patroni stabili di cui al can. 1490; la manutenzione ordinaria delle sedi; l’acquisto e la manutenzione di arredi e di apparecchiature; gli altri costi generali relativi all’attività del Tribunale.

§ 3. Per i costi delle rogatorie si stabilisce:

a) se le rogatorie sono eseguite da un Tribunale diocesano, i costi delle medesime, definiti entro la misura determinata dal Consiglio Episcopale Permanente e periodicamente aggiornata dal medesimo, sono a carico del Tribunale che le richiede;

b) se le rogatorie sono eseguite da un Tribunale regionale, i costi delle medesime sono a carico del Tribunale che le esegue;

c) se le rogatorie sono eseguite da un Tribunale non italiano, i costi delle medesime sono a carico del Tribunale che le richiede.

ART. 3.

§ 1. Il contributo finanziario della Conferenza Episcopale Italiana per ciascun Tribunale è determinato sulla base del bilancio di previsione, presentato alla Presidenza della C.E.I. ai sensi del § 2.

§ 2. Entro il mese di febbraio di ciascun anno, il Moderatore del Tribunale regionale, dopo avere informato in merito la Conferenza Episcopale Regionale, presenta alla Presidenza della C.E.I. lo stato di previsione per l’anno in corso e il rendiconto analitico e documentabile delle entrate e delle uscite registrate dal Tribunale nell’anno precedente, redatti secondo uno schema approvato dalla medesima Presidenza della C.E.I.; trasmette inoltre i dati relativi al numero delle cause di primo e secondo grado decise o perente, nonché delle nuove cause introdotte in primo e secondo grado nell’anno precedente e delle cause pendenti in primo e secondo grado al 31 dicembre dell’anno precedente.

§ 3. Entro il mese di marzo di ciascun anno, il Consiglio Episcopale Permanente determina il contributo da assegnare al Tribunale regionale con riferimento allo stato di previsione e al numero delle cause di cui al § 1.

Il versamento del contributo viene effettuato dalla Presidenza della C.E.I. sul conto di cui all’art. 1, § 2 in due rate:

- entro il mese di febbraio un acconto pari al 75% delle uscite dell’anno precedente;

- entro il mese di giugno il saldo del contributo, determinato ai sensi del § 1.

§ 4. Nel caso in cui il conto consuntivo, di cui al § 2, evidenzi un passivo, il ripianamento dello stesso - dopo verifica da parte della C.E.I. - viene operato dalla Conferenza Episcopale regionale e dalla C.E.I. in parti uguali.

Ai fini della verifica di cui sopra, la Presidenza della C.E.I. acquisisce dal Tribunale la documentazione che ritiene necessaria per una conoscenza e una valutazione più completa degli elementi del predetto rendiconto.

Nel deliberare sull’intervento di ripianamento, la Presidenza della C.E.I. può fornire al Tribunale interessato, previa consultazione con il suo Moderatore, opportune indicazioni di gestione, cui il Tribunale medesimo è tenuto a conformarsi anche come condizione per poter accedere negli anni successivi a nuovi eventuali interventi di ripianamento.

§ 5. Spetta alla Regione ecclesiastica reperire e mettere a disposizione del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese regionale a titolo gratuito una sede idonea.

Le spese straordinarie concernenti la sede del Tribunale regionale , se previamente approvate dalla Conferenza episcopale regionale e dalla Presidenza della C.E.I., sono rimborsate all’ente ecclesiastico proprietario dalla Conferenza regionale e dalla C.E.I. in parti uguali.

ART. 4.

§ 1. § 1. I costi di una causa sono determinati da una duplice voce:

a) gli oneri ordinari del Tribunale;

b) i costi aggiuntivi, quali quelli per trasferte, acquisizione di particolare materiale documentale e perizie d’ufficio, per le quali ultime si fa riferimento alla tabella stabilita dal Consiglio Episcopale Permanente.

I costi effettivi di ciascuna causa sono cumulativamente quelli del primo e quelli dell’eventuale secondo grado di giudizio presso un Tribunale regionale italiano.

Alla copertura almeno parziale dei costi effettivi di una causa le parti concorrono a norma dei §§ 2 e 3.

§ 2. La parte attrice, che invoca il ministero del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese, è tenuta a versare al momento della presentazione del libello un contributo di concorso ai costi della causa.

La parte convenuta è tenuta a versare un contributo di concorso ai costi della causa nel caso in cui nomini un patrono di fiducia ovvero ottenga di fruire dell’assistenza di un patrono stabile ai sensi dell’art. 6; non è tenuta ad alcuna contribuzione ove partecipi all’istruttoria senza patrocinio, anche in caso di acquisizione, su sua richiesta, di prove ammesse dal giudice.

La misura dell’uno e dell’altro contributo è determinata dal Consiglio Episcopale Permanente e periodicamente aggiornata dal medesimo.

Le parti che versano in condizioni di provata indigenza possono chiedere al Preside del Collegio giudicante la riduzione del predetto contributo o l’esenzione dal versamento dello stesso. La riduzione o l’esenzione vengono concesse dallo stesso Preside del Collegio giudicante dopo aver acquisito gli elementi necessari per la valutazione del caso.

Al Preside medesimo spetta stabilire l’eventuale rateizzazione del previsto contributo.

Contro la decisione del Preside le parti possono presentare il ricorso al Collegio.

§ 3. Alla copertura almeno parziale del costo effettivo di una causa le parti possono liberamente contribuire secondo le loro possibilità, nelle forme previste dall’ordinamento canonico per sovvenire alle necessità della Chiesa.

A questo scopo, il Preside del Collegio giudicante del Tribunale di primo grado, avuta comunicazione della pronuncia conclusiva del secondo grado di giudizio insieme con il costo della causa di tale grado, convoca le parti e comunica loro sia il costo effettivo della causa sia le modalità secondo cui è possibile effettuare detta contribuzione volontaria.

ART. 5.

§ 1. Presso ogni Tribunale regionale è istituito un Elenco regionale degli avvocati e procuratori, la cui disciplina è stabilita dal Regolamento di cui all’art. 1, § 3.

Il patrocinio delle cause trattate avanti il Tribunale è riservato agli iscritti nell’Elenco, nonché agli avvocati rotali.

Altri avvocati e procuratori possono assumere il patrocinio solo se iscritti in Elenchi di altri Tribunali e se approvati, nei singoli casi, dal Moderatore del Tribunale.

§ 2. Tutti gli avvocati e procuratori che svolgono funzioni di patrocinio presso un Tribunale regionale debbono attenersi al Regolamento del Tribunale medesimo.

§ 3. Il Preside del Collegio giudicante determina, in riferimento alla tabella stabilita dal Consiglio Episcopale Permanente e periodicamente aggiornata dal medesimo, la misura degli onorari dovuti dalle parti agli avvocati e procuratori, nonché l’importo degli ulteriori compensi che non possano ritenersi compresi in tali onorari.

Tale determinazione, in primo grado di giudizio:

a) avviene a preventivo, per la parte attrice al momento dell’ammissione del libello e per la parte convenuta al momento della presentazione del mandato;

b) avviene a consuntivo al momento della conclusione della fase istruttoria, previa presentazione al Preside del Collegio giudicante della distinta degli ulteriori oneri sostenuti dal patrono.

La suddetta determinazione stabilisce la somma da richiedere dal patrono alla parte a titolo di compenso definitivo.

Se il giudizio di secondo grado si svolge secondo il rito ordinario, la determinazione a preventivo avviene al momento della concordanza del dubbio di causa; se si svolge e termina con procedimento ai sensi del can. 1682, § 2, la determinazione avviene al momento della notifica del decreto di conferma della decisione di primo grado.

§ 4. Il Preside del Collegio informa le parti di quanto dovuto ai sensi del paragrafo precedente. In particolare, della informazione preventiva viene redatto apposito documento che, sottoscritto dalle parti interessate, dagli avvocati e procuratori nonché dal Preside del Collegio, è conservato negli atti di causa.

§ 5. Eventuali reclami delle parti contro l’operato degli avvocati e dei procuratori circa i costi del patrocinio debbono essere presentati al Preside del Collegio giudicante. Questi, sentiti gli interessati, se riscontra che il reclamo ha fondamento, deferisce la questione al Moderatore del Tribunale per gli opportuni provvedimenti.

§ 6. § 6. Gli avvocati e i procuratori iscritti all’Elenco di un Tribunale regionale sono tenuti, a turno, a richiesta del Vicario giudiziale e a meno di gravi ragioni la cui valutazione spetta al medesimo Vicario giudiziale, a prestare il proprio gratuito patrocinio alle parti che abbiano ottenuto la completa esenzione dal contributo obbligatorio ai costi di causa e dalle spese di patrocinio e alle quali il Preside del Collegio giudicante abbia ritenuto doversi assegnare un patrono d’ufficio.

Gli avvocati e i procuratori che assistono un fedele del tutto gratuitamente su richiesta del Vicario giudiziale possono chiedere al Tribunale il rimborso delle spese vive sostenute per il loro lavoro, previa presentazione di distinta documentabile delle spese stesse.

ART. 6.

§ 1. L’organico del Tribunale regionale deve prevedere l’istituzione di almeno due patroni stabili ai sensi del can. 1490. Essi esercitano il compito sia di avvocato sia di procuratore.

L’incarico di patroni stabili deve essere conferito a persone che, secondo le qualifiche richieste dal can. 1483, offrano garanzia di poter efficacemente svolgere il loro compito a favore dei fedeli.

Spetta alla Presidenza della C.E.I. dare ulteriori determinazioni circa i requisiti e i criteri per l’affidamento dell’incarico, la natura del rapporto con il Tribunale e le modalità di esercizio dell’attività.

L’assunzione del predetto incarico è ragione di incompatibilità con l’esercizio del patrocinio di fiducia presso i Tribunali regionali italiani.

§ 2. A tali patroni stabili i fedeli possono rivolgersi per ottenere consulenza canonica circa la loro situazione matrimoniale e per avvalersi del loro patrocinio avanti il Tribunale regionale presso il quale prestano il loro servizio.

Il servizio di consulenza avviene secondo i tempi e le modalità previsti dal Regolamento del Tribunale.

Per potersi avvalere del patrocinio di un patrono stabile, la parte che ne abbia interesse deve farne richiesta scritta e motivata al Preside del Collegio giudicante. Questi accoglie la richiesta tenuto conto delle ragioni addotte e delle effettive disponibilità del servizio.

§ 3. Il patrono stabile non riceve alcun compenso dai fedeli, né per la consulenza, né per il patrocinio o la rappresentanza in giudizio.

Alla retribuzione dei patroni stabili provvede il Tribunale, attingendo dalle risorse messe a disposizione dalla C.E.I. e alle condizioni stabilite dalla medesima, fatte salve eventuali diverse determinazioni.

§ 4. Il patrono stabile può non accettare l’incarico per una determinata causa ovvero rinunciare in corso di causa all’incarico assunto, se legittimamente impedito o se ritenga, in scienza e coscienza, di non poter continuare a svolgerlo.

Roma, dalla Sede della C.E.I., 18 marzo 1997

+ ENNIO ANTONELLI
Segretario Generale

CAMILLO CARD. RUINI
Vicario Generale di Sua Santità
per la diocesi di Roma
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana

Regolamento del Tribunale EcclesiasticoRegionale Pugliese

(11 febbraio 1998)

DECRETO

La Conferenza Episcopale Italiana, dando attuazione alle disposizioni degli articoli 57 e 58 del Decreto generale sul matrimonio canonico promulgato il 5 novembre 1990, nel corso della XLI Assemblea Generale del 6-10 maggio 1996, ha approvato le "Norme circa il regime amministrativo dei Tribunali ecclesiastici regionali italiani e l'attività di patrocinio svolta presso gli stessi", promulgate, dopo la "recognitio" della Santa Sede, con Decreto dell'Eminentissimo Cardinale Presidente in data 18 marzo 1997.

Il paragrafo 3 dell'articolo 1 di dette Norme demanda alla Conferenza Episcopale Regionale l'approvazione di un "Regolamento del Tribunale" di cui è responsabile. Il Regolamento stabilisce le disposizioni amministrative, disciplinari e procedurali necessarie per l'ordinario funzionamento del Tribunale, con speciale riferimento all 'esecuzione" delle Norme stesse.

Con Lettera del 19 dicembre 1997, la Segreteria Generale della C.E.I. ha fatto pervenire a ciascun Vescovo uno Schema di Regolamento, approntato dalla Commissione Episcopale per i problemi giuridici, coadiuvata dall'Ufficio Giuridico della Segreteria Generale e dopo aver ascoltato il parere dei Vicari Giudiziali dei 19 Tribunali regionali italiani.

La Conferenza Episcopale Pugliese, nel corso dell 'adunanza svoltasi a Martina Franca dal 3 al 5 febbraio 1998, presente il Vicario Giudiziale del Tribunale, ha esaminato lo schema proposto e, dopo attenta discussione, ha approvato a maggioranza qualificata l'allegato Regolamento del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese.

Con il presente Decreto, nella mia qualità di Presidente della Conferenza Episcopale Pugliese, per mandato della stessa e a norma dello Statuto, dispongo che venga promulgato il predetto Regolamento come di seguito riportato.

Ad esso devono attenersi i Giudici e gli altri ministri del Tribunale e quanti intendono avvalersi del suo servizio per le cause matrimoniali.

Molfetta, dalla sede della C.E.P., 11 febbraio 1998.

+ BENIGNO PAPA
Arcivescovo di Taranto
Presidente della Conferenza Episcopale Pugliese

+ DONATO NEGRO
Vescovo di Molfetta
Segretario C.E.P.

CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE

Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese

REGOLAMENTO

(Cfr. Norme emanate dalla C.E.I. il 26 marzo 1997, art. I § 3)

I — LA CONFERENZA EPISCOPALE REGIONALE

ART. 1.

Il Moderatore

Il Moderatore del Tribunale è il Vescovo della diocesi ove ha sede il Tribunale medesimo o un Vescovo appartenente alla Conferenza episcopale della Regione ecclesiastica di pertinenza del Tribunale, eletto dalla stessa Conferenza.

Il Moderatore eletto rimane in carica per un quinquennio e può essere rieletto. Oltre ai compiti attribuitigli dal diritto comune ai sensi dei canoni 1423 e 1439, spetta al Moderatore vigilare sul corretto ed efficace funzionamento del Tribunale e presentare alla Conferenza Episcopale Regionale una relazione annuale sulla situazione del Tribunale, corredata eventualmente da osservazioni e proposte.

Il Moderatore può ricevere una procura speciale dal legale rappresentante della Regione ecclesiastica, qualora i due uffici non si identifichino nella stessa persona, per il compimento di Atti di straordinaria amministrazione concernenti il Tribunale. Spetta a lui anche l'approvazione dell'elenco degli uditori giudiziari (cf can. 1428), e la nomina dei difensori del vincolo sostituti, del Cancelliere e del Notaio o Attuario stabile del Tribunale.

I II. - I GIUDICI E GLI ALTRI MINISTRI DEL TRIBUNALE

ART. 2.

Il Vicario Giudiziale

Il Vicario Giudiziale è nominato dalla Conferenza Episcopale Regionale, rimane in carica per un quinquennio e può essere confermato.

Oltre ai compiti attribuitigli dal diritto comune e particolare, spetta al

Vicario Giudiziale, in stretta intesa con il Moderatore, dirigere l'Attività del Tribunale, curando che il funzionamento dello stesso sia corretto ed efficace. In particolare, egli:

a) costituisce i turni giudicanti, per quanto possibile secondo le indicazioni del can. 1425, § 3;

b) designa l'eventuale Difensore del Vincolo sostituto; c) presiede, nella misura del possibile, i collegi giudicanti e designa il Vicario Giudiziale aggiunto che presiede il Collegio (cf can. 1426, § 2); in caso di necessità, nomina il Preside del Collegio;

d) favorisce la formazione permanente del personale addetto al Tribunale;

e) vigila sul corretto adempimento dei compiti assegnati al personale;

f) cura l'amministrazione ordinaria del Tribunale secondo gli indirizzi e i mandati del Moderatore;

h) presenta alla Conferenza Episcopale Regionale una relazione annuale sull'Attività del Tribunale;

i) nomina i notai o attuari sostituti;

l) collabora con la Conferenza Episcopale Regionale nell'individuare persone idonee da inserire nell'organico del Tribunale.

ART. 3.

I Vicari Giudiziali aggiunti

I Vicari Giudiziali aggiunti sono nominati dalla Conferenza Episcopale Regionale, rimangono in carica per un quinquennio e possono essere confermati.

Cooperano con il Vicario Giudiziale nell'organizzazione del lavoro del Tribunale e nella Presidenza dei collegi giudicanti.

In caso di assenza o impedimento del Vicario Giudiziale lo sostituisce il Vicario Giudiziale aggiunto più anziano per nomina.

ART. 4.

I Giudici

I Giudici sono nominati dalla Conferenza Episcopale Regionale, rimangono in carica per un quinquennio e possono essere confermati.

Il Vicario Giudiziale costituisce i collegi giudicanti scegliendone i membri tra i Giudici nominati.

Del Collegio giudicante può far parte, ove ciò si renda necessario, un solo Giudice laico, di integra fama e in possesso del dottorato in diritto canonico, nominato dalla Conferenza Episcopale Regionale su proposta del Vicario Giudiziale, che ne attesta la adeguata preparazione.

ART. 5.

Il Difensore del Vincolo titolare e i suoi eventuali sostituti

Il Difensore del Vincolo titolare è nominato dalla Conferenza Episcopale Regionale, rimane in carica per un quinquennio e può essere confermato.

Per la difesa del vincolo nelle singole cause può essere coadiuvato da sostituti, che vengono nominati per un quinquennio dal Moderatore e possono essere confermati. La difesa del vincolo è compito del titolare dell'ufficio; l'eventuale assegnazione di singole cause a un sostituto è operata dal Vicario Giudiziale al momento della costituzione del Collegio giudicante.

Il Difensore del Vincolo titolare cura l'uniformità dell'Attività di difesa del vincolo nel Tribunale e vigila sullo svolgimento della stessa da parte dei sostituti. Egli ha altresì la facoltà di avocare a sé la suddetta attività in singole cause, informando di ciò il Vicario Giudiziale e il Preside del Collegio giudicante.

ART. 6.

Il Promotore di Giustizia

Il Promotore di Giustizia è nominato dalla Conferenza Episcopale

Regionale, rimane in carica per un quinquennio e può essere confermato.

Al suo ufficio spetta l'accusa della nullità del matrimonio a norma del can. 1674, 2° e la tutela della legge processuale.

ART. 7.

Il Cancelliere

Il Cancelliere è nominato dal Moderatore del Tribunale.

Il Cancelliere:

a) coordina l'attività della Cancelleria e collabora con il Vicario Giudiziale nell'organizzazione generale del funzionamento del Tribunale;

b) organizza e cura l'archivio del Tribunale;

b) su mandato del Vicario Giudiziale autorizza la consultazione dell'archivio del Tribunale e rilascia Atti o documenti relativi al Tribunale, facendo fede con la sua firma dell'autenticità degli stessi.

ART. 8.

Il Notaio Attuario stabile e i suoi sostituti

Il Notaio o Attuario stabile è nominato dal Moderatore del Tribunale. Il Notaio:

a) redige il verbale di udienza, sotto la moderazione del Difensore del Vincolo;

b) con la propria firma fa fede dei verbali di udienza e degli altri Atti e documenti rilasciati dal Tribunale su mandato del Giudice responsabile dei procedimenti in corso. -Per singoli Atti processuali o anche per singoli procedimenti il Vicario Giudiziale può incaricare Notai sostituti, i quali svolgono le medesime funzioni del Notaio stabile.

ART. 9.

I Patroni stabili

I Patroni stabili sono nominati dalla Conferenza Episcopale Regionale, rimangono in carica per un quinquennio e possono essere confermati. Prima di assumere l'incarico prestano il giuramento de munere fideliter adimplendo.

Il Patrono stabile svolge la propria attività di consulenza e di contatto con le parti, di cui assume la difesa, in una propria sede ecclesiastica, possibilmente distinta da quella del Tribunale. E' cura del Tribunale il reperimento e la dotazione di tale sede in modo da consentire al Patrono stabile un efficace svolgimento del proprio servizio. Si impegna ad assicurare la presenza, almeno una volta al mese e secondo le indicazioni del Vicario Giudiziale, nelle sedi delle Diocesi capoluogo di Provincia in un apposito ufficio delle rispettive Curie.

Il Patrono stabile di un Tribunale regionale italiano non può assumere la difesa dei propri assistiti in cause pendenti o da introdurre presso il foro civile e penale dello Stato italiano, fatto salvo l'eventuale procedimento di delibazione.

Lo stato giuridico del Patrono stabile e la tipologia d'inquadramento professionale sono determinate in apposita nota, allegata al presente Regolamento (cf art. 6, § 1 delle Norme emanate dalla C.E.I.).

ART. 10.

I Periti

Spetta al Moderatore, su proposta del Vicario Giudiziale, nominare i Periti del Tribunale, inserendoli in un apposito elenco, suddiviso secondo le specifiche competenze. In vista dell'eventuale inserimento nell'elenco del Tribunale, gli aspiranti Periti sono tenuti:

a) a presentare un curriculum accademico e professionale completo e aggiornato;

b)a indicare referenze ecclesiastiche a richiesta del Vicario Giudiziale;

c) a sottoporsi, ove il Vicario Giudiziale lo ritenga necessario, a un tirocinio di preparazione guidato dal medesimo Vicario Giudiziale o da un suo incaricato, eventualmente anche con la collaborazione di un Perito della medesima disciplina, già inserito in elenco;

d) a prestare giuramento de munere fideliter adimplendo, prima di assumere l'incarico.

Chi fosse intervenuto in una causa quale Perito di parte non può essere nominato, nel medesimo procedimento, quale Perito di ufficio. Può essere tuttavia ascoltato - d'ufficio o su richiesta di parte - quale teste tecnico ed il suo parere può essere tenuto presente dal Giudice quale elemento ex adiunctis per la valutazione di cui al can. 1680.

ART. 11.

I Patroni di fiducia

I Patroni di fiducia sono tenuti all'osservanza della normativa canonica comune, di quella particolare italiana e del regolamento del Tribunale. All'elenco previsto dall'art. 5, § 1 delle Norme emanate dalla C.E.I. possono essere iscritti i Patroni di fiducia che:

a) in possesso del diploma di Avvocato Rotale o del diploma di dottorato in diritto canonico oppure sono stati approvati in quanto "vere periti" (cf can. 1483) dal Moderatore, sentito il Vicario Giudiziale;

b)hanno effettivo domicilio nel territorio della Regione ecclesiastica. I Patroni non effettivamente domiciliati nel territorio della Regione ecclesiastica debbono nominare, nelle singole cause da loro difese, un Procuratore in loco scegliendolo fra quelli iscritti nell'elenco del Tribunale, salvo il caso in cui, in appello, la parte chieda l'assistenza del Patrono di fiducia scelto in primo grado.

Qualora costituiscano associazioni su base regionale, i Patroni di fiducia, comunque ammessi a patrocinare presso il Tribunale, devono chiedere ed ottenere dalla Conferenza Episcopale Regionale l'approvazione dei relativi statuti per conseguire una rappresentanza accreditata in vista della trattazione e risoluzione di questioni di interesse generale. In caso di inadempienze nell'esercizio del mandato, si procede a norma dei cann. 1488 - 1489 e del § 5 dell'art. 5 delle Norme emanate dalla C.E.I.

M. - L'ATTIVITA' PRELIMINARE AL PROCESSO

ART. 12.

I Patroni di fiducia

I fedeli che intendono assumere informazioni circa l'eventuale introduzione di una causa per la dichiarazione di nullità matrimoniale, possono prendere contatto con la Cancelleria dei Tribunale, che provvederà a indirizzarli ai Patroni stabili o ad altri servizi di consulenza operanti.

ART. 13.

La richiesta di iniziare una causa

La richiesta di iniziare una causa matrimoniale deve essere presentata dalla parte interessata al Vicario Giudiziale, il quale chiarisce, con le modalità più opportune, l'onere economico della causa nella forma del contributo obbligatorio, da versare al Tribunale, e della contribuzione volontaria al costo finale della causa, da versare alla C.E.I.

ART. 14.

La richiesta di un Patrono stabile

Il Vicario Giudiziale, o il Vicario Giudiziale aggiunto, ai quali di regola spetta la Presidenza dei turni giudicanti, assegnano ai fedeli che ne fanno richiesta un Patrono stabile che li assista in giudizio, tenendo conto delle ragioni addotte, avvalorate dalla documentazione e valutata alla luce della particolare sensibilità della parte, nonché della effettiva disponibilità del servizio.

I Patroni stabili sono tenuti ad assicurare il servizio di consulenza nelle modalità determinate dal Vicario Giudiziale e ad introdurre la causa, una volta esperita la consulenza, rispettando l'ordine cronologico.

IV. - LO SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

ART. 15.

II libello

Oltre a quanto richiesto dalla normativa comune, il libello deve recare in allegato:

a) il mandato di patrocinio ed eventualmente quello di procura;

b) la copia integrale dell'atto di matrimonio;

c) l'elenco dei testi con indirizzi completi e indicazione della parrocchia di domicilio;

d) i capitoli di prova per le parti e i testi;

e) la documentazione della situazione civile relativamente al matrimonio la cui validità viene impugnata.

Il libello va presentato al Vicario Giudiziale di persona dalla parte attrice o dal Patrono che l'assiste, depositandolo in Cancelleria; al momento della ammissione del libello viene versato il contributo di concorso ai costi della causa , previsto dal § 2 dell'art. 4 delle Norme emanate dalla C.E.I. Della presentazione del libello e del versamento del contributo viene rilasciata ricevuta dalla Cancelleria del Tribunale, ai fini di cui al can. 1506.

ART. 16.

La presentazione di documenti

Ogni istanza, richiesta, documento consegnato al Tribunale:

a) deve constare di un originale, o copia autentica, corredato di quattro copie fotostatiche, salva eccezione stabilita dal Giudice;

b) se manoscritto, deve essere accompagnato da trascrizione dattilografica, salva eccezione stabilita dal Giudice;

c) se, per ragioni di celerità, viene inviato via fax, l'esibizione dev'essere in tempi brevi seguita dall'integrazione della documentazione secondo quanto stabilito alle lettere a) e b).

I documenti originali prodotti dalle parti vengono restituiti a fine istanza, a richiesta e con rilascio di ricevuta della parte consegnataria.

ART. 17.

Le notifiche alle parti

Ogni notifica alle parti va fatta in busta con prova dell'avvenuto ricevimento.

I termini eventualmente assegnati in tali notifiche decorrono dal momento del ricevimento della notifica medesima.

Alla parte assistita da Patrono, sia stabile che di fiducia, le notifiche vengono fatte presso il Patrono medesimo. Il Giudice può stabilire che, in casi eccezionali, la notifica sia fatta anche al domicilio proprio della parte.

La parte che, avvisata dal servizio postale, non cura il ritiro di una notifica inviatale, viene considerata ugualmente raggiunta dalla notifica ai sensi del can. 1510. Alla parte convenuta dichiarata assente dal giudizio vanno notificate, dopo il decreto di assenza, solo nuove eventuali domande giudiziali e la Sentenza definitiva. Alla parte convenuta che si rimette alla giustizia del Tribunale, ma che non prende parte attiva al giudizio, sono assicurate comunque tutte le notifiche che vengono fatte alla parte attrice.

ART. 18.

La concordanza del dubbio

La concordanza del dubbio, adempiuto a quanto disposto dal can. 1676, avviene per decreto, come previsto per le cause matrimoniali dal can. 1677. Integrazioni eventuali del dubbio di causa, ai sensi del can. 1514, avvengono per decreto del Preside del Collegio.

ART. 19.

L'istruttoria

In applicazione e ad integrazione di quanto dettato dal Codice, si stabilisce quanto segue:

a) il ricorso, a norma del can. 1527 § 2, contro la non ammissione di una prova va diretto al Collegio giudicante;

b) in Atti deve sussistere documentazione di ogni ammissione (o rigetto) di prova di parte o della disposizione di prova d'ufficio, nonché della sua notifica agli aventi diritto, in particolare per quanto concerne i testi ai sensi dei cc. 1554-1555;

c) nel condurre gli interrogatori il Giudice deve osservare con particolare accuratezza quanto previsto dai carni. 1562-1564, sia nell'ammettere domande proposte dalle parti, sia nel porre questioni d'ufficio. In particolare, deve astenersi dal recepire opinioni espresse dai deponenti ed evidenziare accuratamente la fonte della loro conoscenza e/o gli elementi di riscontro delle loro affermazioni;

d) dal verbale degli interrogatori (o comunque dal fascicolo di causa) deve risultare quali quesiti sono stati ammessi o rigettati, da chi provengono le domande cui viene data risposta, se le risposte medesime sono date spontaneamente ovvero a contestazione del Giudice o a specifica richiesta di parte;

e) se ad udienze istruttorie partecipano il Difensore del Vincolo ovvero Patroni, sia stabili che di fiducia, essi debbono rivolgere eventuali domande per l'interrogato tramite il Giudice;

f) nella redazione di eventuali domande a Periti, occorre attenersi alla materia di stretta competenza del Perito, evitando di formulare quesiti che possono spingerlo a esprimere conclusioni di carattere giuridico e comunque fuori del campo della sua disciplina;

g) il Giudice che chiede ad altro Tribunale l'esecuzione di una rogatoria deve allegare alla richiesta il libello, la deposizione delle parti già interrogate, quesiti specifici da sottoporsi agli interrogandi, nonché tutta la documentazione che può essere utile per un proficuo adempimento della commissione rogatoriale;

h) nel caso in cui devono allegarsi in Atti testi tradotti da altre lingue, deve risultare chi ha approntato la traduzione e deve essere allegato agli Atti anche il testo originale del documento tradotto.

ART. 20.

La pubblicazione degli Atti

Il decreto di pubblicazione degli Atti, sentito il Giudice istruttore, è firmato dal Preside, che fissa anche il termine assegnato alle parti per proporre

eventuali nuove richieste istruttorie. Gli Atti debbono essere consultabili per le parti presso la Cancelleria del Tribunale, in modo che esse possano leggerli integralmente e di persona. Alle parti non può essere consegnata copia degli Atti; i Patroni che ne ricevono copia sono tenuti a non rilasciarla ai loro assistiti, garantendone la consultabilità presso la propria sede.

Se il Preside decide di porre un atto sotto segreto a norma del can. 1598 § 1 deve inserire nel fascicolo di causa un suo provvedimento (pure sotto segreto) da cui risulta quali sono i gravissimi pericoli che lo hanno condotto a quella decisione e in che modo ha ravvisato di poter garantire la integrità del diritto di difesa per tutti i partecipanti al processo. Ai sensi del canone sopra citato, la segretazione di un atto vale per tutti, esclusi solo i Giudici: parti private, loro Patroni e parte pubblica non hanno titolo a conoscere l'atto posto sotto segreto.

ART. 21.

I supplementi istruttori

Eventuali supplementi istruttori dopo la pubblicazione degli Atti (can. 1598 § 2) o dopo la conclusione in causa (can. 1600) debbono essere richiesti per iscritto dalla parte ed ammessi dal Preside con provvedimento motivato e notificato alle parti, previamente sentite quando richiesto dalla legge.

In caso di richiesta di nuova audizione di testi già uditi, il Preside deve motivare il provvedimento secondo i criteri stabiliti dal can. 1570; se la domanda della parte non illustra quanto espressamente indicato dalla legge, la domanda medesima non può essere accolta.

ART. 22.

La conclusione in causa

La conclusione in causa è firmata dal Preside, il quale fissa anche il termine per la presentazione delle difese, tenuto conto della complessità della causa stessa. Se le parti in causa non presentano le difese nei termini prescritti, spetta al Preside decidere l'archiviazione della causa, trascorso il termine di cui al can. 1520, ovvero la discussione della causa per la Sentenza, a norma del can. 1606, notificando il fatto alle parti.

Lo scambio delle difese, per memoriali, fra gli intervenuti nel dibattimento avviene a cura della Cancelleria del Tribunale.

Trascorso il termine per le repliche, il Cancelliere consegna il fascicolo ai Giudici e il Preside fissa la data di discussione della causa.

ART. 23.

La Sentenza e le impugnative

Salvo quanto stabilito all'articolo precedente, le parti vengono informate della data della discussione della causa solo su loro richiesta.

La Sentenza od ogni altro decreto avente valore di Sentenza definitiva devono essere motivati in diritto e in fatto in modo strettamente pertinente alla giustificazione del dispositivo, con argomenti e linguaggio veramente consoni a un pronunciamento giurisdizionale. I cofirmatari della motivazione possono chiedere la variazione di quelle espressioni che a loro giudizio non corrispondono a tale criterio, e la questione va risolta all'interno del Collegio.

In caso di impugnativa, gli Atti di causa sono trasmessi al Tribunale di secondo grado solo dopo che la parte ha fornito prova di aver effettivamente radicato in quella sede l'impugnazione della Sentenza.

ART. 24.

La procedura di appello secondo il can. 1682 § 2

In sede di giudizio di secondo grado a norma del can. 1682 § 2 il Tribunale appellato richiede alle parti la presentazione di eventuali osservazioni entro un termine prefissato. L'ammissione di nuove prove è consentita solo dopo che il Collegio ha deciso la trattazione della causa con esame ordinario in secondo grado di giudizio.

ART. 25.

II contributo delle parti ai costi della causa

Dopo la pronuncia conclusiva del secondo grado di giudizio, il Preside del Collegio giudicante del Tribunale di secondo grado trasmette al Tribunale di primo grado la copia autentica del decreto di ratifica o la Sentenza di appello (c£ carni. 1615 e 1509) e comunica il costo della causa in tale grado di giudizio.

Il Preside del Collegio giudicante del Tribunale di primo grado convoca le parti per notificare formalmente la decisione e illustrare alle stesse la possibilità di contribuire ai costi della causa. Egli spiega al contempo che tale contribuzione può essere fatta o per l'intero importo o per parte di esso, è del tutto libera e va pertanto decisa dagli interessati tenendo conto delle loro possibilità finanziarie.

Il Preside stesso, dato atto del contributo obbligatorio già versato, comunica quindi il costo effettivo della causa, comprensivo dei due gradi di giudizio.

Consegna infine un modulo di conto corrente intestato alla C.E.I., con il quale è possibile effettuare la predetta contribuzione.

La forma del conto corrente e il versamento diretto alla C.E.I. garantiscono la segretezza nei confronti del Tribunale e quindi la libertà del versamento in questione. Qualora risultasse impossibile o difficile la convocazione delle parti, la comunicazione sopra descritta può avvenire anche con lettera.

Le disposizioni relative alla libera contribuzione ai costi della causa non si applicano nei processi introdotti a norma del can. 1675, § 1 e nelle cause incidentali: i costi relativi sono a totale carico rispettivamente della parte attrice e della parte proponente.

ART. 26.

Il costo effettivo di una causa

Il costo di una causa è determinato, ai fini di cui all'art. 4, § 1 delle Norme emanate dalla C.E.I., dagli oneri ordinari del Tribunale (cf. Norme emanate dalla C.E.I., art. 2, § 2) e dai costi aggiuntivi (per trasferte, acquisizione di particolare materiale documentale, perizie d'ufficio, ed altro).

Gli oneri ordinari del Tribunale rapportati a ciascuna causa sono calcolati in modo forfetario. Allo scopo si procede con il seguente criterio:

a) si calcolano gli oneri del Tribunale relativi all'anno precedente;

b) si considera il numero delle cause decise o perente nell'anno precedente e di quelle pendenti al 31 dicembre;

c) si divide la somma di cui alla lettera a) per il numero di cause di cui alla lettera b).

I costi aggiuntivi sono documentati e vengono quindi puntualmente calcolati. Il costo effettivo di una causa risulta dalla somma degli oneri ordinari e dei costi aggiuntivi del Tribunale di primo e secondo grado.

V. - ADEMPIMENTI SUCCESSIVI ALLA CONCLUSIONE DEL PROCESSO

ART. 27.

Il divieto di passare a nuove nozze

Nella Sentenza definitiva il Tribunale regionale, ai sensi del can. 1684, § 1, appone alla parte interessata il divieto di celebrare nuove nozze, esclusivamente se vi sono fondate ragioni di ritenere che possa sussistere o ripresentarsi la situazione che ha determinato la nullità del matrimonio.

La rimozione del divieto spetta all'Ordinario del luogo dove viene istruita la pratica per la celebrazione del matrimonio, a norma dell'art. 59 del Decreto generale dul matrimonio canonico.

Su richiesta dell'Ordinario interessato il Tribunale regionale presta gratuitamente la propria assistenza ai fini della rimozione del divieto, iscrivendo in bilancio eventuali spese sostenute.

ART. 28.

L'assistenza alle parti per la deliberazione della Sentenza canonica

Il Tribunale di appello, che conclude con provvedimento esecutivo pro nullitate una causa in secondo grado di giudizio, su domanda delle parti interessate alla deliberatione della Sentenza ecclesiastica con decisione della Corte d'Appello competente, richiede al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica il decreto di esecutività, previsto dall'art. 8, n. 2 dell'Accordo di revisione del Concordato lateranense firmato il 18 febbraio 1984. Tale decreto deve essere consegnato personalmente alla parte che l'ha richiesto.

Molfetta, dalla sede della C.E.P., 11 febbraio 1998.

+BENIGNO PAPA
Arcivescovo di Taranto
Presidente della Conferenza Episcopale Pugliese

+ DONATO NEGRO
Vescovo di Molfetta
Segretario C.E.P.